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Digitalizzazione e latte versato

Pubblicata il 24-02-2019

 

La presentazione di un ingegnere che lavora per una multinazionale durante l’assemblea annuale dell’Associazione Svizzera per lEquipaggiamento Tecnico in Agricoltura (ASETA),Sezione Ticino, di lunedì scorso ha stuzzicato la mia curiosità. Il punto di partenza è questo: un agricoltore nel 1950 per sopravvivere doveva produrre cibo per 15 persone. Le previsioni dicono che nel 2020 lo stesso agricoltore per sostentarsi dovrà produrre cibo per 200 persone. Ma quale agricoltore? Per quale tipo di agricoltura? In quale paese? Per quale produzioneTutto ciò non è stato specificato, anche se l’attività sembrava essere con ogni probabilità legata da vicino alla campicoltura. L’unica soluzione secondo l’oratore è semplice: la meccanizzazione e la tecnologia sono l’unica via percorribile per risolvere la situazione. La direzione tracciata è inevitabile, non si può più tornare indietro. Stiamo per arrivare all’agricoltura 4.0, quella smart o digitalin cui all’automazione dei macchinari si abbina l’informatizzazione, dove le tecnologie sul campo si integrano a internet e all’uso di computer. Non più singole unità, ma la possibilità di registrare i dati di tutti i macchinari di un’azienda e averli a disposizione, metterli in comune e condividerlinon solo tra macchine, ma anche tra operatori diversi della filieraper emettere fatture o per ottimizzare le lavorazioni in campo. La famosa semplificazione amministrativa auspicata da tutti? Anche in Svizzera si lavora nella direzione di avere una banca dati unica con il progetto Bartoed un altro chiamato ADA. Naturalmente, l’ingegnere l’altra sera per usare un’espressione dell’agricoltura di una volta, tirava l’acqua al suo mulino. Non voglio di certo qui demonizzare lo sviluppo tecnologico, anzi. Molti dei presenti all’assemblea usano già da tempo macchinari automatizzati, che riducono i tempi e migliorano le prestazioni. Però mi viene spontanea una considerazione. Una tecnologia che si rinnova così in fretta ha purtroppo il difetto di invecchiare anche molto in fretta. Spesso gli investimenti sono così elevati che per ammortizzarli non basta una vita intera e pertanto è necessaria un’attenzione sempre maggiore quando si decide di costruire una stalla o si compra un trattore. Altresì mi chiedo come potrà sopravvivere un’agricoltura di montagna.

Quasi in antitesi con quanto appena detto, a preoccuparmi e rattristarmi molto sono le notizie che arrivano dalla Sardegna in questi giorni. Produttori che rovesciano 10'000 litri di latte per protestare contro i prezzi troppo bassi, che non coprono nemmeno i costi di produzione. Il sistema delle quote latte, creato per proteggere i prezzi e abbandonato nel 2015, aveva già portato a manifestazioni in cui si vedeva il latte scorrere per le strade. Lì però il problema era legato alle multe che i produttori dovevano pagare quando avevano superato il quantitativo di latte previsto dalla legge. Anche in Svizzera il prezzo del latte per i produttori è davvero ridotto all’osso e sembra sempre più difficile trovare delle soluzioni per sostenerli nel loro lavoro. I dati mostrano che i produttori diminuiscono costantemente, mentre invece i quantitativi aumentano grazie al progresso genetico e alle conoscenze sulla nutrizione. A rivedere il latte versato per strada e pensare al prezzo pagato attualmente ai produttori in Svizzera, l’impressione è che nonostante le innovazioni tecnologiche quasi avveniristiche descritte prima, si continui a marciare sul posto. Anzi, si regredisce. Certo la digitalizzazione ha facilitato i processi, aumentato la produzione, ma i problemi sembrano purtroppo essere sempre gli stessi e non si riesce purtroppo a risolverliAnche le vicende recenti della Lati insegnano. Magari l’agricoltura 5.0 includerà una bacchetta magica. Speriamo. 

 

Sem Genini







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