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Giornata del viticoltore

Pubblicata il 23-11-2018

 

È dal 1906 che in Ticino si coltiva il merlot. Si potrà continuare a coltivarlo oppure no? «Per i prossimi trent’anni non dovrebbero esserci problemi» ha garantito Mauro Jermini, direttore di Agroscope Cadenazzo nella presentazione della giornata del viticoltore di Bodio, organizzata quest’anno dalla sezione Federviti Biasca e Valli che ha trattato l’influsso dei cambiamenti climatici sulla viticoltura.

 

La partecipazione di pubblico è stata decisamente alta e i contributi dei quattro relatori di sicuro interesse «L’innalzamento delle temperature è previsto da tutti i modelli metereologici, ma in base alla nostra capacità di ridurre l’impiego di energie fossili, lo scenario futuro potrà assumere proporzioni differenti». Questa la linea a livello globale tracciata da Marco Gaia nell’intervento che ha aperto la giornata. La Svizzera italiana non fa eccezione: le temperature continueranno a salire, si ridurranno le precipitazioni nevose e anche la quantità di precipitazioni medie. Ma purtroppo per i viticoltori nostrani «il Ticino continuerà ad essere l’epicentro della grandine in Svizzera».

La prima conseguenza dell’aumento delle temperature, legate alla coltura della vite, riguarda il cosiddetto indice di primavera, che porta la vegetazione a partire sempre prima. È in quest’ottica che vanno considerate le gelate tardive, ha precisato Marco Gaia al termine della mattinata, perché a livello meteorologico non sono in ritardo, semplicemente arrivano in un momento in cui lo sviluppo della pianta è già piuttosto avanzato ed è per questo che risultano particolarmente dannose. «Le giornate di gelo invernale invece, considerate alleate dei viticoltori perché causano la morte di alcuni parassiti, in futuro tenderanno a diminuire».

Il clima ticinese, stando alle previsioni, tra cinquant’anni sarà molto simile a quello dell’Italia centro meridionale. Luigi Mariani nel secondo intervento ha a grandi linee ribadito quanto detto dal suo predecessore, concentrandosi però sulla situazione in Lombardia. Ha inoltre sottolineato come vada sempre considerata la grande variabilità che può esserci da stagione a stagione, e le  grandi differenze, soprattutto per quanto riguarda le precipitazioni, che possono esserci a livello regionale. Per questo è di importanza fondamentale misurare le precipitazioni nella maniera più capillare possibile, in particolare nei vigneti.

 

Vivian Zufferey, del centro Agroscope di Pully, ha sottolineato come sia l’aumento delle temperature, sia la presenza maggiore di CO2 nell’atmosfera, non siano di per sé fattori negativi per la viticoltura, anzi, possono contribuire allo sviluppo della pianta e a una più intensa attività di fotosintesi della vite. A patto però che non la pianta non si trovi in una situazione di carenza idrica o che le temperature non superino una determinata soglia. Gli studi effettuati in Ticino nel periodo 1985-2018 a Gudo e Cugnasco, hanno mostrato che con l’aumento delle temperature si è assistito anche ad un aumento degli zuccheri nelle uve e ad una riduzione dell’acidità, così come ad un aumento degli antociani.

Agroscope ha realizzato degli studi anche per quanto riguarda l’evapotraspirazione, che considera sia l’evaporazione dell’acqua direttamente dal suolo, sia dalle piante.  Gli scenari previsti non sono quelli della California in cui si deve ricorrere a una vaporizzazione aerea di acqua sulle foglie, ma non va dimenticato questo sistema di scambi tra la pianta e l’atmosfera e calcolare una supeficie foliare sufficiente ad evitare che si secchino. Oltre alle foglie bisogna considerare anche la traspirazione degli acini. Nel caso di carenza idrica nel suolo, i grappoli infatti non appassiscono secondo il processo che porta ad aumentare il grado di zuccherinità, ma subiscono un processo di avvizzimento, decisamente dannoso. Lo stesso accade per quanto riguarda la pianta: se contemporaneamente all’aumento della temperatura, si registra una carenza idrica del suolo, si può assistere a problemi del sistema vascolare della vite: tillosi o embolie.

 

Di particolare interesse è stato l’intervento della professoressa Ilaria Pertot, dell’Università di Trento, che ha sottolineato l’importanza di considerare più fattori per poter elaborare un modello di previsione. Il surriscaldamento climatico agisce sia sulla fenologia della pianta (anticipo del germogliamento e anticipo del raccolto) sia sul ciclo di vita dei parassiti. L’esempio della tignoletta della vite è particolarmente significativo. Nella zona analizzata, quella del trentino, la tignoletta ha 2 o 3 cicli di vita in una stagione, mentre nell’area mediterranea ne ha quattro. L’innalzamento della temperatura previsto, porterà la tignoletta ad avere quattro cicli di vita anche in zone più a nord in futuro, ma allo stesso tempo, il termine di raccolta dell’uva verrà anticipato, così che, nonostante una presenza maggiore del lepidottero, non ci sarà nessuna vulnerabilità per l’uva.

 

Per tirare le somme, è molto difficile fare una previsione sulle stagioni future, anche perché molti degli studi effettuati sulla vite, trascurano uno o più fattori. Le precipitazioni medie saranno meno presenti e l’innalzamento della temperatura garantito, così come l’anticipo del germogliamento. In futuro, forse, bisognerà fare più attenzione alla peronospora e una minore all’oidio, ma, come detto è molto difficile fare previsioni.

Il consiglio migliore è quello di essere pronti a intervenire nella maniera più rapida possibile in vigna e smettere di considerare le stagioni qualcosa di immutabile.

 

CB







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