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I periodi di siccità estiva riducono la diversità vegetale dei pascoli svizzeri

Pubblicata il 05-07-2018

 

Queste sono le conclusioni di uno studio dell’alta scuola delle scienze agronomiche, forestali e alimentari BFH-HAFL, un dipartimento dell’alta scuola specializzata bernese. I pascoli e i prati non servono solamente da nutrimento per il bestiame; sono anche habitat essenziali per molte piante e animali indigeni. Gli erbaggi, ricchi di specie, offrono riparo a centinaia di diverse erbe e piante erbacee. I vegetali, gli insetti e gli organismi del suolo che ci vivono, contribuiscono al funzionamento dell’ecosistema e al benessere dell’essere umano. Allo stesso tempo, la diversità dell’ecosistema dei prati, che deriva dall’interazione tra la geologia del sottosuolo, il cima e lo sfruttamento agricolo, si modifica insidiosamente sotto l’influenza dei flussi globali inquinanti ed energetici. Tra il 2010 e il 2017, Andreas Stampfli e Michaela Zeiter, hanno condotto due studi supportati dal Fondo nazionale (FNS). I due ricercatori della BFH-HAFL volevano comprendere, da una parte, come i prati destinati alla mietitura avrebbero reagito nei periodi di siccità estiva in termini di composizione specifica e di produttività e, dall’altra, se la loro reazione venisse influenzata dall’intensità dello sfruttamento. Per le loro investigazioni, condotte in collaborazione con l’Università di Berna e l’Istituto nazionale della ricerca agronomica (Inra) di Clermont-Ferrand, hanno collocato delle parcelle sperimentali su dodici siti, dal Giura fino al Ticino. Le parcelle sono state coperte da dei tetti in modo da simulare la siccità estiva e il tasso d’umidità del suolo è stato misurato regolarmente.

 

Azoto, il motore dei cambiamenti

I risultati sono eloquenti. L’esposizione a uno stress idrico per un periodo di 2-4 mesi durante la stagione estiva, influisce solo temporaneamente sulla produttività: il prato ritorna rapidamente al suo stato precedente. Al contrario, diversità e composizione specifica sono colpite più profondamente. Le graminacee a crescita rapida si moltiplicano, a deterioramento delle piante erbacee, mentre il numero delle specie animali si riduce. Più il prato viene sfruttato intensamente, più questi cambiamenti sono accentuati. La riduzione delle specie a crescita lenta, che di base si adattano meglio alla siccità, si spiega attraverso alcuni processi pedologici. Appena inizia a piovere l’azoto rimineralizza il suolo. La sua azione fertilizzante accelera la crescita delle piante e aumenta la concorrenza, fatto sfavorevole alle specie che tollerano maggiormente lo stress.

 

 

Gli eventi climatici estremi indeboliscono i prati

 

Nel corso degli ultimi decenni, l’intensificazione dell’agricoltura ha portato a una riduzione delle specie a crescita lenta che meglio tollerano lo stress. Quest’evoluzione ha ridotto la capacità dei prati di reagire ai fenomeni climatici estremi, che in futuro rischiano di intensificarsi ulteriormente sia in Svizzera sia in molte altre regioni del globo. Conclusione: uno stress idrico comparabile a quello delle regioni mediterranee, accelererebbe ulteriormente il declino delle specie nei prati svizzeri. Per poter continuare a funzionare nel migliore dei modi, un ecosistema ha bisogno di un’ingente proporzione di specie vegetali resistenti allo stress. In modo da favorire la resistenza delle praterie, bisogna applicare in modo più sistematico le conoscenze sulle proprietà funzionali delle piante.

 

Alta scuola delle scienze agronomiche, forestali e alimentari,

HAFL,Trad. e adattamento Lara Colombi

 







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