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La Dichiarazione per i diritti dei contadini

Pubblicata il 05-10-2018

 

La settimana scorsa, venerdì 28 settembre, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha approvato la "Dichiarazione per i diritti dei contadini e altri lavoratori nelle zone rurali". Un'ulteriore dichiarazione rispetto alla Dichiarazione dei Diritti Umani già esistente. La nuova dichiarazione è stata necessaria perchè, secondo le statistiche del Consiglio dei Diritti Umani, i contadini rappresentano il gruppo di persone più grande al mondo a soffrire di fame e malnutrizione. In seguito l'articolo uscito sull' Agricoltore Ticinese del 5 ottobre 2018.

 

Scrivo da un treno diretto a Ginevra. Oggi (una settimana fa’, Ndr), venerdì 28 settembre, proprio a Ginevra, al Consiglio dei Diritti Umani con sede all’Organizzazione delle Nazioni Unite, si vota sull’approvazione della “Dichiarazione per i diritti dei contadini e altri lavoratori nelle zone rurali”. I deputati delle varie nazioni stanno valutando se introdurre una dichiarazione internazionale che protegga e promuova i diritti fondamentali dei contadini. Questa nuova dichiarazione serve a riaffermare i diritti umani già esistenti, oltre che a coprire ulteriori situazioni specifiche dei contadini. Situazioni precarie, causate da un mercato in cui grandi aziende multinazionali gareggiano a proporre i prezzi più bassi possibili. E talmente precarie, che il Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha riconosciuto la necessità di studiare questa nuova dichiarazione. Infatti, stando a quanto risulta dalle loro ricerche, i contadini e tutti coloro che lavorano nelle aree rurali rappresentano il più grande gruppo di persone al mondo che soffre di fame e malnutrizione. Non è un paradosso? Quelli che coltivano sono quelli che hanno fame. Vabbè, per aiutare la comprensione di questa affermazione, ecco qualche cifra che valorizza il lavoro dei ricercatori e che fa aggrottare la fronte: quasi la metà degli esseri umani vive in zone rurali e dipende dall’attività agricola per il suo sostentamento, più di un terzo della popolazione mondiale è contadina e produce il 70% di tutte le derrate alimentari nel mondo, e degli 815 milioni di persone che oggi soffrono di fame e malnutrizione, l’80% vive in zone rurali ed è costituito da contadini.

Per questi motivi, anzi, per queste persone, circa una decina di anni fa, il movimento internazionale La Via Campesina, che raggruppa organizzazioni contadine di tutto il mondo, assieme ad altre organizzazioni non governative, ha iniziato una lotta per introdurre questa dichiarazione quale strumento di protezione dei diritti umani. Una lotta alla quale alcuni paesi europei e gli Stati Uniti si sono opposti, ma che alla fine, dopo molti anni, si è conclusa con lo studio della questione da parte dell’importante Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Il gruppo di esperti, incaricato di analizzare la questione della discriminazione del diritto al cibo, ha trovato le sue cause nelle seguenti parole: espropriazione di terra, sfratto forzato e trasferimento delle persone, discriminazione di genere, assenza di riforme agrarie e di politiche di sviluppo rurale, inclusa la mancanza di irrigazione e di sementi, mancanza di un minimo salariale e della protezione sociale, e infine, repressione e criminalizzazione dei movimenti che proteggono i diritti delle persone che lavorano nelle aree rurali.

Parole molto dure, che mettono in risalto azioni cattive e sfruttatrici, e che un paio di settimane fa, avremmo potuto scuotere e cambiare, almeno in Svizzera. Ma non abbiamo voluto. Per paura di un rincaro dei prezzi, suppongo, o delle difficoltà nell’applicare, al di fuori dei nostri confini, quanto era in votazione. Altri motivi non me li spiego. In ogni caso, tirando dritti senza riflettere sull’eventuale carovita, come nazione unita abbiamo preferito i prodotti importati alla verdura dell’orto, l’economicità degli alimenti al posto della loro qualità. E soprattutto, per continuare ad avere prodotti a basso costo, con quella votazione, abbiamo deciso di continuare a caricare i costi più importanti sulle scheletriche spalle di qualcun altro: dell’ambiente, dei contadini e di tutti coloro che fanno parte di quell’80% degli 815 milioni di persone che soffrono la fame.

Nel frattempo è diventato sabato. Fuori dalle Nazioni Unite di Ginevra ci sono turisti e una manifestazione silenziosa che reclama maggiori diritti per la lingua dei sordi. Io mi domando se al Consiglio dei Diritti Umani abbiano approvato la nuova dichiarazione. Cerco fra i giornali locali la notizia dell’introduzione di questo nuovo scritto che tutela i diritti di più di un terzo della popolazione mondiale, ma non trovo niente. Vabbè, mi rispondo che la realtà di quell’enorme proporzione di persone non corrisponde con quella locale. Ma corrisponde sicuramente con la realtà dei cibi rinchiusi nei frigoriferi di tutte le città svizzere, e se la globalizzazione ci ha portato gli alimenti, le merci, i soldi, le persone, i turisti, le lingue e le culture, allora essa dovrebbe portarci anche le informazioni.

Comunque, la dichiarazione è stata approvata. Oramai già da una settimana.

 

Andrés Bignasca, 5 ottobre 2018

 

  
Turisti davanti all'Organizzazione delle Nazioni Unite a Ginevra       


I giornali non parlano dell'esistenza di una Dichiarazione per i diritti dei contadini







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