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La soluzione attuale per lo zucchero penalizza i produttori

Pubblicata il 13-03-2018

 

Alla fine di settembre 2017, l’UE ha modificato l’organizzazione del mercato dello zucchero unilateralmente, sopprimendo le quote, le restrizioni per l’esportazione e il prezzo minimo delle barbabietole da zucchero. Ciò ha causato un ingente incremento della produzione e dell’esportazione di zucchero, mantenendo una protezione doganale a 420 Euro per tonnellata importata. Grazie agli accordi bilaterali il prezzo dello zucchero in Svizzera è direttamente correlato a quello dell’UE, tuttavia ora non è più in equilibrio e le pressioni dovute ai prezzi e all’importazione sono sempre più forti sull’economia zuccheriera svizzera. Di conseguenza, sono diminuite in tutto il Paese anche le superfici dedicate alla coltivazione di barbabietole da zucchero. Per preservare l’economia zuccheriera, il direttore dell’USC e Consigliere nazionale Jacques Bourgeois aveva lanciato nel 2015 l’iniziativa parlamentare per la tutela dell’economia indigena “Basta svendere lo zucchero!”, che richiede un adeguamento del sistema di protezione doganale, in modo da garantire un prezzo minimo in Svizzera. La Zucchero Svizzero SA gestisce gli zuccherifici di Aarberg e Frauenfeld, dà lavoro a 240 persone e lavora 1,6 milioni di tonnellate annui di barbabietole, producendone 260mila di zucchero convenzionale e 6mila di biologico. Inoltre, produce preziosi sottoprodotti come la polpa di barbabietola per l’alimentazione animale, i fertilizzanti calcari, il biogas, ecc. A causa delle importazioni a basso costo (diminuzione dei prezzi e franco forte) i prezzi di vendita dello zucchero hanno subito un crollo del 50% e l’azienda ha dovuto ridurre drasticamente i prezzi delle barbabietole. Gli effetti sono stati una diminuzione della produzione agricola indigena (nel 2017 più di 500 agricoltori hanno abbandonato la produzione) che, a sua volta, ha messo in pericolo la gestione delle fabbriche stesse. La barbabietola da zucchero è una pianta molto preziosa nella rotazione delle colture, ma se i prezzi non permettono di coprire i costi, sempre più contadini abbandoneranno la produzione. Se le porte degli zuccherifici dovessero chiudere a causa della mancanza di materia prima, la regina delle colture arabili apparterrà definitivamente al passato in Svizzera. Anche se lo zucchero indigeno ha un impatto ambientale inferiore di circa il 30% rispetto alle importazioni dell’UE, come dimostrano studi indipendenti. Una migliore protezione doganale è necessaria e urgente. La garanzia di un prezzo minimo nazionale per lo zucchero, attuabile tramite un sistema doganale adeguato come richiesto nell’iniziativa parlamentare, è assolutamente compatibile con il regolamento dell’OMC e con gli accordi bilaterali. Essa propone di adattare l’ordinanza sulle importazioni agricole in modo che il prezzo minimo in Svizzera dello zucchero non sia mai inferiore a Fr. 600.- /ton. Per i clienti dell’industria agroalimentare sottoposti alla concorrenza internazionale e per chi esporta esistono ancora delle soluzioni individuali per permettergli di conservare la competitività necessaria. L’effetto sugli alimentari finiti sarebbe in ogni caso marginale, p. es. su una tavoletta di cioccolato sarebbe di 0,5 cts. L’USC, i produttori di barbabietole da zucchero e l’industria di trasformazione auspicano che il Parlamento sostenga l’iniziativa nella sua sessione primaverile, impegnandosi a favore della produzione svizzera di zucchero.

 

Sem Genini, membro di Comitato USC







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