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L’agricoltura ha già dimezzato l’uso di antibiotici e l’impegno continua!

Pubblicata il 20-11-2017

 

 

Meglio prevenire che curare. Ligi a questo concetto, agricoltura e veterinari lavorano da diverso tempo per migliorare la salute degli animali da reddito, riducendo il più possibile l’uso di antibiotici. Il problema delle resistenze è molto serio, sia per le persone che gli animali ammalati è fondamentale poter disporre di cure efficaci. È dunque nell’interesse degli allevatori ridurre l’uso di antibiotici allo stretto necessario, anche per una questione di costi. Perciò si impegnano già da tempo con dei metodi di lavoro nuovi o alternativi, in collaborazione con i veterinari e con il sostegno delle associazioni professionali, della ricerca e delle autorità veterinarie, per lottare contro l’aumento di resistenze.

 

Il primo passo era stato fatto già nel 1999, quando in Svizzera si proibì l’uso di antibiotici sotto forma di stimolatori di crescita nell’alimentazione animale. Risultati positivi si riscontrano anche più recentemente: le quantità di sostanze antibiotiche utilizzate nella tenuta degli animali da reddito è diminuita del 45% negli ultimi 10 anni. Tra il 2015 e il 2016 la riduzione è stata del 9%, oltretutto l’uso di antibiotici “critici” nello stesso periodo è diminuito di 1/4. L’esperienza insegna però che ridurre le quantità non risolve il problema delle resistenze; sono necessarie ulteriori misure e novità.

 

Per esempio delle nuove disposizioni dell’ordinanza sui medicamenti per uso veterinario sono entrate in vigore nel 2016; ora è proibito dare antibiotici “critici” da stoccare presso gli agricoltori. I detentori di suini hanno lanciato il programma “salute dei maiali plus”, dove, grazie a un giornale elettronico dei trattamenti, ci sono delle valutazioni mirate e un paragone con altri allevamenti. Le informazioni ricavate e i dati delle aziende portano informazioni individuali per la prevenzione di malattie e per ridurre l’uso di antibiotici. Su iniziativa degli ingrassatori di vitelli e bovini, il servizio sanitario dei vitelli è diventato operativo nell’estate 2017. La sua missione è di elaborare strategie per la prevenzione, migliorando la salute degli animali, recensire le malattie nei vitelli e i loro trattamenti e, su questa base, ottimizzare la diagnostica e la cura delle greggi. L’obiettivo è dimezzare l’impiego di antibiotici nei vitelli durante i prossimi 6 anni grazie a una prevenzione mirata. Gli allevatori di volatili e i produttori di uova, grazie a delle misure d’igiene sviluppate a livello nazionale, se la cavano ora utilizzando una quantità minima di antibiotici rispetto ai produttori esteri. Grazie a ciò, a tutti i livelli della catena produttiva (produzione di uova, allevamento di pulcini, ingrasso di polli o macellazione) si è potuta garantire la salute degli animali. Anche i produttori di latte, con un vasto ventaglio di misure quali consulenza mirata, medicina complementare e selezione degli animali, sono riusciti a migliorare la salute delle mucche. La dichiarazione dei dati di salute nell’allevamento del bestiame lattiero svizzero, inserita nel 2013, ha portato un miglioramento fondamentale della salute e robustezza delle razze. Altresì, entro il 2019, la Confederazione svilupperà una banca dati sul consumo di antibiotici a uso veterinario, permettendo di intervenire in modo mirato in caso di un uso eccessivo. Inoltre sono in atto discussioni su programmi d’igiene (p. es. la paratubercolosi, S. aureus, ecc.) per sradicare o impedire il manifestarsi di alcune malattie in Svizzera. Gli allevatori e i veterinari prendono molto seriamente il fenomeno delle resistenze con numerosi progetti per diverse specie animali, contribuendo sostanzialmente alla riduzione dell’impiego di antibiotici. L’agricoltura da sola però non basta e non può risolvere i problemi generati dalla medicina umana in ospedali e studi medici. Anche lì bisogna fare la propria parte.

 

Sem Genini, segretario agricolo UCT







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