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Protezione fitosanitaria: l’agricoltura si prende le sue responsabilità

Pubblicata il 11-07-2017

 

L’insalata con i pidocchi, le patate infestate da vermi fil di ferro e le mele ammaccate non si possono vendere. Le pretese riguardo la qualità dei prodotti di acquirenti e consumatori sono talmente elevate che molto spesso non è possibile raggiungerle lasciando tutto il lavoro alla natura. Di conseguenza, nonostante le numerose misure preventive come l’aratura e le rotazioni adattate, sementi sane o varietà resistenti, le famiglie contadine non possono fare a meno dei prodotti fitosanitari, in modo da assicurare la qualità desiderata ai loro raccolti. Durante una conferenza stampa in un azienda orticola di Anet (BE), l’Unione svizzera dei contadini e le organizzazioni agricole del Seeland hanno esposto le misure attualmente attive per il miglioramento nell’applicazione dei prodotti fitosanitari e per prevenirne gli impatti negativi.

 

I prodotti fitosanitari sono cari e i loro residui preoccupano i consumatori, alcune sostanze problematiche o errori nell’utilizzo mettono in pericolo ambiente e salute degli agricoltori. Per questi motivi anche gli agricoltori hanno tutto l’interesse nel ridurli al minimo e ad ottimizzarne l’applicazione. Serve però mettere un termine ad accuse ingiustificate e riportare il dibattito nell’obbiettività.

 

Nel rapporto pubblicato nel 2013 riguardo gli indicatori agro ambientali per i prodotti fitosanitari, la Stazione federale di ricerca Agroscope risulta che gli agricoltori svizzeri non utilizzano più prodotti fitosanitari dei loro colleghi all’estero. Tra l’altro durante questi ultimi anni le cose si sono evolute: la zappatura viene preferita agli spray nella lotta contro le erbacce; ausiliari o feromoni rimpiazzano gli insetticidi; alternative naturali sono impiegate in sostituzione a sostanze di sintesi; nuovi ugelli di precisione; tecnologia GPE e zone non trattate nei pressi di superfici d’acqua, per citare un qualche esempio. Questi miglioramenti non permettono però di risolvere tutti i problemi.

 

Inoltre, a causa del cambiamento climatico appaiono alle nostre latitudini nuovi parassiti e malattie. Uno dei più conosciuti è la drosofila del ciliegio. I prodotti fitosanitari rappresentano e rappresenteranno anche in futuro una grande sfida. Con i tagli previsti nella ricerca, la Confederazione da un pessimo segnale. Esistono numerose questioni e attività sulle quali la ricerca deve ancora lavorare: l’ottenimento di nuove varietà resisteni, la determinazione dei percorsi d’assunzione e gli effetti dei prodotti sull’ambiente o anche una lotta efficace ma misurata contro parassiti e malattie pericolose come il fuoco batterico.

 

L’agricoltura vuole fare ancora di meglio – ed è nel suo interesse. Punta dunque sul piano d’azione “per la riduzione del rischio e l’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari” della Confederazione, che il Consiglio federale dovrebbe adottare durante l’estate. Questo dovrà fissare degli obiettivi misurabili, frenare le misure concentrate e definire degli indicatori per verificarne la realizzazione. L’Unione svizzera dei contadini e le sue organizzazioni membro hanno sostenuto sin dall’inizio l’elaborazione di questo piano d’azione. È importante ridurre i rischi inerenti l’utilizzo dei prodotti fitosanitari. Le due iniziative “per una Svizzera libera da pesticidi di sintesi” e “acqua pulita per tutti” , per le quali le sono in atto le raccolte delle firme, non ci porteranno a capo delle ricerche. Le loro rigorose rivendicazioni compromettono la produzione agricola svizzera con l’effetto di portare i problemi ambientali all’estero.

 

USC

Trad. e adattamento: Lara Colombi







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