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Mouton d’Ouessant, la pecora più piccola del mondo

Pubblicata il 11-09-2017

 

Originaria della Bretagna e comunemente chiamata la “Nana di Ouessant” è sicuramente la razza di ovini più piccola al mondo. La taglia al garrese è inferiore ai 50 centimetri, mentre il peso varia tra i 15 e i 25 chili.

 

Di carattere per niente timido e con un tono di voce sorprendentemente fragoroso viste le dimensioni, la loro tenuta è sconsigliata nei nuclei abitati, onde evitare brutte denunce per disturbo alla quiete pubblica.

 

Le piccole bretoni se la cavano tra l’altro benone anche da sole. Provengono infatti dalla rude e omonima isola che, con poco più di 15 km² battuti da venti e da tempeste, è la terra più a ovest della Francia.

Le pretese riguardanti vitto e alloggio sono minime e, in proporzione alle dimensioni, produce una buona quantità di vello. Motivo per il quale, per molti anni (i primi documenti che ne segnalano la presenza sull’isola risalgono al 1700) è stata allevata appunto per la produzione della lana. Gradualmente sull’isola si è iniziato ad incrociare gli ovini indigeni con quelli importati dalla terra ferma per aumentarne la produzione di carne. Nel 1970 la pecora di Ouessant nella sua forma originale era praticamente scomparsa dall’isola.

 

Fortunatamente, tra i nobili e le persone abbienti della terra ferma c’era l’abitudine di allevare questi ovini come “decorazione” o per la caccia nelle loro tenute, mantenendo in questo modo la razza.

 

Quando negli anni settanta un certo Monsieur Abbée ha fondato il “Groupement des Eleverurs de Moutons d’Ouessant” (Gruppo degli allevatori di pecore d’Ouessant), è stato compiuto un primo passo per la salvaguardia della razza. Il numero dei capi in Francia è aumentato da 486 animali nel 1977 a 2'631 nel 2000.

 

Via Belgio le pecore bretoni hanno trovato la strada verso i Paesi Bassi, dove sono state subito molto apprezzate. Molti dei capi attualmente presenti in Svizzera giungono per l’appunto da allevamenti olandesi e anche in Germania la nana di Ouessant trova sempre più ammiratori.

 

Nel 2007 in Svizzera fallì un primo tentativo per la creazione di un gruppo di interesse nazionale per le pecore di Ouessant. Nel 2014 andò meglio e nacque l’associazione: Pecore di Ouessant Svizzera. Lo scorso anno sono stati registrati 170 agnelli, con la presenza di 400 pecore e 160 becchi. Attualmente l’associazione conta 160 membri.

 

Rialzo grazie all’associazione

Grazie a quest’associazione ci sono gradualmente sempre più animali di razza pura. Questi erano finora molto rari in Svizzera, dato che le Ouessant sono spesso state incrociate con le Skudde. Questa razza dalla coda corta è oggigiorno relativamente comune soprattutto grazie al sostegno di Pro Specie Rara.

 

Quante Ouessant vivano in Svizzera non è però chiaro in quanto queste non devono essere registrate. Attualmente l’associazione “Pecore di Ouessant Svizzera” tiene un libro genealogico, ma non viene riconosciuta come un organizzazione di allevamento da parte dell’amministrazione. Il problema principale in relazione al riconoscimento da parte della Federazione svizzera d’allevamento ovino è che per ottenerlo, ogni allevatore deve presentare i suoi animali ad un esposizione centrale. Per molti membri con un numero esiguo di animali questo sarebbe troppo impegnativo.

In ogni caso il libro genealogico è un grande passo avanti, dato che nemmeno in Francia ne esistono per le Ouessant. Per la Federazione svizzera d’allevamento ovino le pecore di Ouessant rientrano nella categoria C, così come gli animali incrociati e senza valutazione esterna.

 

Nel registro genealogico dell’associazione viene fatta particolare attenzione alla tipicità della razza dell’animale. Per questo vengono valutate attentamente le ultime tre generazioni. Lo standard della razza è molto vasto.

I criteri più importanti sono le dimensioni, gambe relativamente lunghe, testa piccola, orecchie piccole e tendenti a raddrizzarsi, bacino grosso e coda lanosa, che finisce poco sopra il garretto, i maschi hanno corna simili a quelli di un muflone mentre le femmine non ne hanno.

Alcuni animali hanno dei “barbazzali”, vale dire dei pendenti al collo come si conoscono per le capre. Questa caratteristica era per lo standard di razza del sig. Abbé un criterio di esclusione. L’Università di Berna pianifica, sotto la direzione del Prof. Dr. Med. Vet. Cord Drögenmüller, uno studio riguardo questa particolarità. 

Per quel che riguarda il colore, la maggior parte delle pecore di Ouessant sono nere, ma ci sono anche capi bianchi e bruni e di un colore chiamato “Schimmel” (muffa), queste non vengono riconosciute in Francia. C’è inoltre un grigio diluito. La lana delle pecore di Ouessant è molto folta con un sottolana molto fine. Si presta bene alla lavorazione.

Trovare un buon tosatore per le pecore di Ouessant è tutt’altro che semplice. Dato che a differenza delle altre razze non si lasciano tosare volentieri, anzi, si agitano durante il taglio. Serve dunque un tosatore professionista che conosca bene la razza. Ma anche le pecore di Ouessant hanno bisogno di una tosatura annuale. 

La grande quantità di lanolina presente nella lana crea non pochi problemi durante la tosatura, soprattutto in primavera e blocca rapidamente le lame di taglio. Chi mette mano nella lana delle pecore di Ouessant si rende subito conto di un leggero strato di grasso sulla pelle, non così marcato nelle altre razze.

  

Un contributo prezioso nei vigneti

La macellazione degli animali (circa 9 chili a capo) non rende molto. Sono più utili per la cura del paesaggio. Impiegate subito dopo la vendemmia tengono i terreni puliti da erbacce e topi. Come riparo da vento e pioggia bastano dei telai di legno ricoperti da un foglio di plastica. 

Gli agnellini sono una preda ambita per le volpi. Ma le nane di Ouessant sono delle madri esemplari e curano i loro piccoli molto da vicino.

Gli agnellini arrivano stagionalmente, spesso a metà aprile e nella maggior parte dei casi non ci sono complicazioni. Questo deriva anche dal fatto che, al contrario delle altre razze, le Ouessant non hanno quasi mai parti gemellari.

 

 

LID

Trad. e adattamento: Lara Colombi







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