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Riscaldamento climatico: l’instabilità del permafrost provoca frane più frequenti

Pubblicata il 07-09-2017

 

La frana di Bondo in Val Bregaglia (GR) è stata una delle più grandi degli ultimi 100 anni in Svizzera. Il 23 agosto sono crollati dal Pizzo Cengalo dai 3 ai 4 milioni di metri cubi di materiale roccioso e detritico verso valle, raggiungendo un’altezza di diversi metri. La massa franata si è rapidamente frammista all’acqua proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai e dal sottosuolo. Si ipotizza che siano state mobilizzate anche masse di ghiaccio. Nonostante il bel tempo si è generata una cosiddetta colata detritica che è scesa a gran velocità lungo la Val Bondasca fino al paese di Bondo.

 

Il 25 agosto, malgrado il tempo secco, un’altra colata detritica ha trasportato a valle ancora molte rocce e detriti. Precipitazioni intense potrebbero causare un’altra serie di colate. Già nel 2011 il Pizzo Cengalo (3369 m s.l.m.) era stato teatro di un crollo di roccia, nel 2012 alcune colate detritiche erano giunte fino al paese di Bondo. Da allora, la zona è sorvegliata da esperti. Lo scioglimento del permafrost (al di sopra dei 2500 m di altitudine), e quindi il riscaldamento climatico, ha contribuito a innescare la frana.

 

Il sistema di preallarme ha consentito di dare l’allerta ed evitare vittime nel paese

Visti i crolli di roccia avvenuti in precedenza, le autorità cantonali e comunali avevano adottato misure preventive: con il contributo della Confederazione è stata finanziata la costruzione di un cosiddetto bacino di ritenzione volto a creare spazio per ritenere il materiale nel caso di una colata detritica. Il campeggio situato nella zona è stato chiuso e le autorità hanno allestito un sistema di preallarme presso il torrente. Le misure hanno avuto successo: il 23 agosto, scattato l’allarme, le strade sono state bloccate automaticamente (semafori rossi) ed è stata organizzata l’evacuazione del paese. Il bacino di ritenzione ha consentito di proteggere la maggior parte del paese di Bondo, cosicché si sono potute evitare vittime tra la popolazione.

Dato che la situazione è ancora incerta, gli abitanti non hanno per ora potuto ritornare alle loro case. Le autorità comunali avevano installato cartelli di avviso lungo i sentieri escursionistici e informato per iscritto i proprietari degli alpeggi riguardo al pericolo. Nonostante le misure, otto escursionisti sono purtroppo rimasti vittima della frana.

 

Aree soggette a scivolamenti in Svizzera

In Svizzera le aree instabili (comprese tutte le aree soggette a scivolamenti) corrispondono al 6-8 per cento della superficie. Queste aree sono situate principalmente nell’arco alpino e prealpino, ma si trovano anche nel Giura e nell’Altipiano. La valutazione del rischio sul territorio è di competenza dei Cantoni. I crolli di roccia e gli scivolamenti possono sprigionare grandi forze, attuare misure di sicurezza come la costruzione di opere di protezione può quindi essere costoso e difficile sul piano tecnico. Per questo motivo occorre il più possibile prevenire i pericoli. Solo nei casi in cui il pericolo è inevitabile, occorre prendere provvedimenti anche onerosi e monitorare la situazione

 

Sistemi di allarme per le colate detritiche

In tutta la Svizzera sono presenti una dozzina di sistemi di allarme per le colate detritiche come quello impiegato a Bondo (GR). L’installazione e l’esercizio sono di competenza del Cantone. Il primo sistema, il più conosciuto, è stato installato all’Illgraben, nel bosco di Finges a Leuk (VS). Qui, in caso di pericolo, il campeggio e una parte del villaggio sarebbero evacuati. Altri sistemi si trovano nei pressi del Bielzug, commune di St. Niklaus VS, o allo Spreitgraben (BE).

Tuttavia tali sistemi non possono essere collocati ovunque, determinate condizioni devono infatti essere soddisfatte: serve una strettoia dove transitino le masse rocciose e detritiche e dove si possano installare gli strumenti di misura in modo sicuro. Inoltre il sistema di allarme deve trovarsi a una distanza sufficiente dalle abitazioni, in modo da consentire un’evacuazione tempestiva.

Nel contesto dei cambiamenti climatici le misure di prevenzione acquisiscono sempre più importanza. Per questo motivo nell’ambito del monitoraggio dei pendii si stanno sperimentando nuove soluzioni. Nel quadro di progetti pilota, l’UFAM partecipa allo sviluppo ulteriore di nuovi metodi, come per esempio metodi di misurazione su ampie superfici (monitoraggi con radar o laser). Lo scopo è riconoscere tempestivamente e quantificare i movimenti, in modo da poter allarmare la popolazione in caso di necessità. Uno dei progetti pilota in Vallese prevede l’impiego, oltre che di sistemi terrestri, anche di dati satellitari.

 

I cambiamenti climatici pongono nuove sfide soprattutto nelle regioni del permafrost

Il riscaldamento climatico provoca eventi più frequenti e più intensi, per esempio piogge forti o temporali, che a loro volta possono portare a maggiori eventi di piena. La prevenzione dei pericoli naturali è un aspetto importante dell’adattamento ai cambiamenti climatici, anche perché l’uomo occupa sempre più superficie con insediamenti sempre più densi, e le infrastrutture sono sempre più ampie e costose. Di conseguenza aumentano in maniera significativa i rischi e le necessità di protezione. È più opportuno e più economico prepararsi sin da ora ai cambiamenti climatici, invece che riparare i danni provocati.

Tuttavia, lo strumento più importante di lotta contro il cambiamento climatico è la netta riduzione delle emissioni di gas serra, per la quale la Svizzera ha promesso di impegnarsi nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima. La Confederazione, secondo la strategia di adattamento approvata dal Consiglio federale, coordina misure di adattamento e mette a disposizione le basi e le conoscenze necessarie.

 

La protezione dai pericoli naturali è un impegno collettivo

Al fine di ridurre i rischi legati ai pericoli naturali, congiuntamente a Cantoni e Comuni, la Confederazione segue e finanzia misure nell’ambito della gestione integrale dei rischi per i pericoli naturali. La competenza per misure come l’elaborazione delle carte dei pericoli, la costruzione di opere di protezione, l’allerta o l'allarme spetta a Cantoni, Comuni e privati. La Confederazione ha il compito di fornire indicazioni metodiche e pubblicare aiuti all’esecuzione.

La Confederazione raccoglie dati anche per le allerte e l'allarme delle forze d’intervento cantonali (Piattaforma informativa comune GIN) e per l’informazione della popolazione attraverso il Portale sui pericoli naturali in caso di situazioni rilevanti a livello sovraregionale o nazionale. Inoltre la Confederazione crea le basi per la formazione di consulenti locali in materia di pericoli naturali in grado di fornire supporto alle forze d’intervento sul posto.

Le leggi federali sulla sistemazione dei corsi d’acqua e sulle foreste obbligano i Cantoni a realizzare le carte dei pericoli e a tenerne conto nell’elaborazione dei piani di utilizzazione e del piano direttore come pure per tutte le attività d’incidenza territoriale. Vi sono diverse misure di prevenzione: edilizie (opere di protezione), organizzative e pianificatorie, di cui fanno parte le delocalizzazioni.
 

I Cantoni e i Comuni si occupano inoltre di adottare misure per i sentieri escursionistici (cartelli di avviso, blocchi). Prima di pianificare il percorso, gli escursionisti e gli alpinisti dovrebbero informarsi sulla situazione presso le autorità locali, le guide alpine o i guardiani delle capanne. Tutte le attività all’aperto richiedono una maggiore responsabilità da parte di chi le pratica. Le indicazioni delle autorità locali vanno assolutamente seguite.

Maggiori informazioni sono disponibili nella guida dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) e dei Sentieri Svizzeri.Oltre alle autorità e alle istituzioni, anche il singolo individuo ricopre un ruolo importante. Attraverso un comportamento adeguato ognuno può contribuire a evitare il più possibile vittime e danni materiali.

 

Ripartizione dei costi

In base alle leggi federali sulla sistemazione dei corsi d’acqua e sulle foreste la Confederazione finanzia le opere di protezione con una quota del 35-45 per cento. Per la documentazione sui pericoli (p. es. le carte dei pericoli) la Confederazione contribuisce al 50 per cento. Anche i Cantoni pagano un contributo per i costi di prevenzione, spesso equivalente a quello della Confederazione, inoltre partecipano anche i Comuni. Infine, in determinati casi il finanziamento proviene anche da terzi, come uffici del genio civile, gestori ferroviari (FFS, FR ecc.) o altre aziende.

 

Maggiorni informazioni e grafici

 

 

UFAM 31 agosto 2017







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