iscriviti ai feed RSS

Soluzioni contro lo spreco alimentare

Pubblicata il 21-09-2017

Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), circa un terzo delle derrate alimentari prodotte a livello mondiale va perso. La Svizzera non fa eccezione, le perdite sono di circa 300 chilogrammi di cibo per persona all’anno.

 

Dopo gli studi sullo spreco alimentare nel ramo gastronomico e dei grandi distributori, l’UFAM vuole ora concentrarsi sull’industria alimentare. In questo ramo potrebbero essere evitate perdite per più di 300'000 tonnellate di cibo.

 

In collaborazione con la Federazione delle Industrie Alimentari Svizzere (FIAL) sarebbero attualmente più di 160 le aziende che sono provviste di un questionario elettronico, comunica Petar Mandaliev della Divisione Rifiuti e materie prime della UFAM. Le risposte vengono ora valutate. Ulteriori indagini riguardo lo spreco alimentare vengono svolte in collaborazione con l’Associazione dei comuni Svizzeri presso i centri di raccolta per rifiuti organici.

 

Un grande potenziale per la diminuzione delle perdite alimentari si trova proprio nelle economie domestiche private. “Per poter presentare delle misure efficienti, servono delle indagini che comprendono tutta la catena delle cause” sottolinea Mandaliev.

 

Per lo più sprechi evitabili

In base al rapporto pubblicato lo scorso anno dall’UFAM “scarti organici provenienti dall’industria alimentare svizzera”, ogni anno, nel nostro paese vengono prodotte circa 2,34 milioni di tonnellate tra alimentari e alimenti semilavorati.

 

Raggruppando tutti i settori, ne esce uno spreco di cibo annuo di quasi mezzo milione di tonnellate. Secondo l’UFAG, solamente un quarto di queste perdite sarebbero imprescindibili, il resto (circa 365'000 tonnellate) sarebbe evitabile. La proporzione in rapporto agli alimenti prodotti sarebbe di circa il 15%.

 

Tre quarti degli alimenti di scarto vengono impiegati come mangime per animali, più dell’11% finiscono negli impianti per la produzione di biogas e oltre al 9% nel compostaggio. Il cibo che finisce negli inceneritori di rifiuti è all’incirca il 3%.

 

Alcune delle considerazioni conseguenti lo studio presentato dall’UFAG: “per giungere ad una riduzione dello spreco alimentare è fondamentale fissare delle misure tecniche” e “devono inoltre essere definiti dei percorsi di recupero alternativi per prodotti che attualmente non vengono impiegati nell’industria alimentare, che sarebbero però commestibili”.

 

Spreco allarmante

Secondo Jürg Buchli della ZHAB, che ha collaborato allo studio dell’UFAG, la perdita di cibo è allarmante. Oltre ai danni ecologici dovuti allo spreco di risorse ed energia, diventa anche un problema etico riguardo al problema della fame nel mondo.

 

Sempre secondo Büchli, in una realtà come quella svizzera non ci sarebbe niente di sbagliato nel riutilizzo degli alimenti persi come foraggio per gli animali. Ma gli scarti alimentari dovrebbero essere rimessi in commercio sottoforma di alimenti, il foraggio per gli animali dovrebbe essere solo la seconda alternativa. Questo lo dichiarano anche la FAO e l’EU. „Il cibo di scarto ha spesso solo un valore marginale nel foraggio vista la rilevanza dei valori alimentari nell’allevamento” dice Büchli “le aziende hanno inoltre sempre più difficoltà ad assorbire le perdite.”

 

Alimenti nella spazzatura

“La nuova legge sui rifiuti ha integrato l’obbligo di diminuzione dei rifiuti e un offerta di riciclaggio” sottolinea Buchli. “Infatti adesso non è permesso smaltire i rifiuti alimentari presso degli impianti se vi sono delle alternative” .

 

Nell’industria questa regola viene applicata. Per i privati ci sono però poche possibilità, a meno che si possieda un giardino proprio o una struttura per il compostaggio. Per questo motivo molti alimenti finiscono ancora negli inceneritori.

 

Nell’applicazione della ricerca uno dei temi fondamentali è l’ottimizzazione dei processi di produzione, dice Buchli. Sono stati immessi sul mercato nuovi prodotti con meno scarti. Per esempio le patate con la buccia e i prodotti a base di proteine del latte. È inoltre stato possibile valorizzate anche delle fibre alimentari che sono disponibili in grande quantità.

 

L’accumulo di rifiuti alimentari non deriva solo dalla produzione, ma anche dalla gastronomia e presso i rivenditori al dettaglio. Nella ristorazione il sistema gastronomico ricopre un ruolo principale, dice Buchli. “Uno dei motivi è la dimensione delle porzioni e la possibilità di farsi servire una seconda volta”. “Per quanto riguarda i commerci al dettaglio, le perdite sono minime”.

 

Il settore vuole dimezzare lo spreco alimentare

Nel 2013, in Svizzera è nata l’associazione “United Against Waste” (uniti contro lo spreco), una fusione del settore che oggi conta 127 aziende attive nel servizio alimentare. Il suo scopo è quello di ridurre lo spreco di cibo nel consumo fuori casa con l’obbiettivo di dimezzare lo spreco alimentare.

 

“L’associazione studia da vicino soluzioni per la riduzione dello spreco di alimenti e le mette a disposizione del settore” dice Moritz Müllener dell’Ufficio amministrativo. Lo scopo è quello di sensibilizzare ed elaborare delle soluzioni innovative.

 

Alcuni esempi sono i “corsi di specializzazione per professionisti, coaching aziendali per la rivalutazione degli scarti alimentari cosi come i Food-Box. Si tratta di contenitori che vengono consegnati ai clienti dei ristoranti se questi desiderano portare a casa il rimanente di porzioni troppo grandi. Secondo “United Against Waste” ogni anno in Svizzera finiscono nella spazzatura circa 50'000 tonnellate di “resti di decoro”.

 

Personale qualificato e processi coordinati

Una delle aziende svizzere più attive nella riduzione degli scarti alimentari è la Migros. Stando all’addetta stampa Christine Gaillet, durante lo scorso anno il 98,5% degli alimenti proposti nelle filiali e nella gastronomia sono stati venduti, a prezzo pieno, scontato oppure offerti.

Dell’1,5% che non ha potuto essere smerciato dai mercati e dai ristoranti di Migros, l’1,4% è stato rivalutato nel foraggio per animali oppure messo in fermentazione o compostaggio. Solamente lo 0,1% è finito negli impianti di smaltimento. “Eliminare degli alimenti significa per Migros una perdita di risorse e costi” dice Gaillet. “Siamo conosciuti per evitare il più possibile lo spreco di alimentari.

 

Questo è possibile solo grazie alla formazione dei nostri collaboratori e a processi coordinati in maniera ottimale. La vicina collaborazione tra venditore al dettaglio, industria, logistica e agricoltura da la possibilità di ottimizzare le quantità di prodotti presenti nell’assortimento in modo da poter vendere la maggior parte della merce a prezzo regolare evitando così gli eccessi.

 

 

LID. 19 maggio 2017
Trad. e adattamento Lara Colombi







Iscrizione alla newsletter


Privacy Policy

Accedi per scaricare il materiale riservato o per pubblicare un annuncio nella nostra Borsa del lavoro






Se hai dimenticato la password clicca qui