Alla tradizionale Giornata della Capra, svoltasi lo scorso giovedì 19 gennaio, sono stati numerosi i temi discussi e le problematiche sollevate dal folto pubblico accorso all’evento; tra i presenti anche la delegazione italiana del progetto Interreg Nera di Verzasca.
In apertura Loris Ferrari, Capo ufficio della Consulenza agricola, ha salutato i presenti evocando le opportunità delle aziende caprine ticinesi, favorite dalla nuova Politica regionale volta a promuovere la filiera agro-alimentarie locale. “Gli allevatori, con la loro attività, sono un ponte importante tra la natura e il consumatore. Per sfruttare al meglio le possibilità future è importante avere una buon visione d’assieme del settore”. Da qui l’interesse di proporre ogni anno una giornata dedita a presentare le sfaccettature del ramo.
Tra i temi affrontati, il veterinario cantonale Tullio Vanzetti ha presentato la complessa situazione dell’Artitrice encefalite virale caprina (CAE). Una malattia, che può causare sintomi gravi e incurabili, provocata da un virus simile a quello della Maedi-Visna (MV) delle pecore (agente che colpisce anche le capre e confonde le analisi della CAE). “Il virus della CAE si comporta sempre più da guerrigliero: si nasconde, attacca e poi si ritira” afferma il Veterinario. Dato che la malattia non appare più clinicamente, la sua lotta è molto complessa. Purtroppo, nonostante l’intenso lavoro di risanamento iniziato nel ‘91, ancora oggi in Ticino si registrano una decina di portatori sani l’anno. Da qui l’iniziativa di svolgere un controllo a tappeto (2011 – 2012) che, in caso di individualizzazione della CAE, comporta la macellazione dei capi infetti e il sequestro del gregge per un periodo di 6 mesi. “L’invito era di effettuare i controlli anticipatamente, in modo da non compromettere l’alpeggio in caso di problemi. Purtroppo il consiglio non è stato colto da tutti, fino ad ora solo il 54% dell’aziende è stato controllato”. Dal lato tecnico, “i campioni vengono inviati per un esame di routine al Laboratorio cantonale di microbiologia di Bellinzona; se le greggi risultano CAE-, l’allevatore riceve un attestato, mentre se vi è la presenza di un capo CAE+, il campione viene inviato a Berna per delle analisi approfondite”. Al termine delle quali: se il risultato è sieronegativo si riceve l’attestato; se il campione risulta MV+ , non vi sono misure vincolanti ma si consiglia l’eliminazione del capo, ed infine, se il campione è CAE+, si procede con le misure del caso. Dopo 6 mesi dalla macellazione si effettuano altri controlli e così via. “I primi risultati non sono molto incoraggianti, afferma Vanzetti, il 7% dei capi è infetto dal virus della CAE”.
I presenti si sono in seguito interrogati sulla situazione dei Paesi vicini. A tale proposito, il Medico veterinario Mario Villa (Varese), ha rassicurato il pubblico in sala affermando che la sua Provincia può essere considerata quasi indenne. “I controlli, già molto in voga a titolo volontario, da quest’anno saranno obbligatori”. Sempre nella discussione si è anche sollevato il tema delle capre inselvatichite. Vanzetti ha ribadito l’importanza della loro segnalazione, invitando i presenti a informare i Municipi a riguardo; azione indispensabile per procedere alla cattura e all’abbattimento dei capi. Si è ricordato che il termine per le segnalazioni è per la fine del mese in corso.
In seguito, prima di congedarsi, il Veterinario cantonale ha commentato la Legge in merito alla detenzione dei caprini (art.55 OPAn); alla decornazione e castrazione da parte dei detentori di animali (art.32 OPAn) e alla macellazione e il controllo delle carni (art. 1 OMCC). Se la prima è passata piuttosto inosservata, le altre due hanno sollevato un’ampia discussione.
In un secondo tempo, c’è stato l’intervento di Marco Brignoli, responsabile del nuovo Servizio protezione greggi (spg-TI) che opera all’interno di AGRIDEA, sotto mandato dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Tra gli obiettivi di questo nuovo ente, l’elaborazione di un sistema di prevenzione che possa tutelare le esigenze degli allevatori ticinesi nei confronti della presenza del lupo sul nostro territorio. Brignoli ha presentato i pro e contro dei principali mezzi di protezione (recinzioni, scatole sonore e cani di protezione), nonché le attività in corso e le sfide future. Tra i progetti troviamo la cooperazione con le aziende colpite, la realizzazione di un area di agevolazione nella Valle Morobbia, la creazione di un magazzino di pronto intervento e il proseguimento della collaborazione con le varie realtà concernate. “In Ticino, fino ad ora sono stati segnalati solo individui singoli (esploratori), ma poiché il nostro Cantone si situa in una zona di confluenza, a breve si prevede l’insediamento dei primi branchi, afferma Brignoli. Per far fronte a questa nuova realtà bisogna trovare il giusto equilibro che possa preservare le aziende senza, ovviamente, uscire dalla legalità”. I temi affrontati sono stati molti, non ci dilungheremo oltre poiché a breve dedicheremo uno speciale al tema.
In conclusione, alcuni membri della delegazione italiana del progetto Interreg Nera di Verzasca hanno presentato gli interessanti risultati ottenuti da un paio di studi condotti all’interno del progetto, per il quale a breve si terrà il Convegno finale.
Muriel Hendrichs
Agricoltore Ticinese, 27.01.2012